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ACQUEDOTTO STORICO DI GENOVA

Aggiornamento: 13 ago 2023

Buongiorno a tutti


E’ un pò che non scrivo nel blog… Tante cose sono accadute in questi mesi, ed il tempo, è scivolato tra le dita.


Oggi ho deciso di dedicarmi a questo articolo sul nostro Acquedotto Storico di Genova.


In realtà ho realizzato questo trekking in due tappe, ossia in due giornate differenti, a distanza di 10 giorni.

Acquedotto storico di Genova

L’Acquedotto storico di #Genova, costituisce un’importante testimonianza dell’antica strada dell’acqua, una struttura architettonica imponente, edificata già in epoca romana, sul fondovalle del torrente Bisagno, per rifornire d’acqua la città ed il suo porto.

Si snoda come un lunghissimo serpente, attraversando boschi, sentieri, antichi borghi ed orti, scendendo verso la città… e guarda caso, parlando di serpenti, nella seconda giornata di trekking, avevo proprio una bella vipera che con la sua coda, mi ha toccato la testa mentre si arrampicava su un ramo…

saba wesser lowa

Un ringraziamento di cuore a LOWA, da 6 anni insieme in giro per l’Europa. Quanti km abbiamo percorso insieme?


Oggi ho utilizzato il modello Task Force Innox MID GTX, ideale per questo tipo di sentiero.


E grazie a Ottica Zuckermann, insieme da quando ne ho memoria

lowa, saba wesser
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Oggi, grazie ai progetti di restyling attuati negli ultimi anni, l’Acquedotto storico di Genova si è trasformato in un piacevole percorso pedonale di circa 28 km, (dei suoi 40 km), costituito da diversi itinerari su sentieri per lo più pianeggianti.


Mentre diversi Km sono scomparsi col crescere del tessuto urbano, abusi edilizi e orribili palazzoni risalenti alla seconda metà del Novecento. Ma è anche un percorso storico mimetizzato fra le case e gli orti dei vecchi borghi, nelle splendide vallate rurali, una volta dimora di campagna delle famiglie genovesi. Durante il percorso si possono osservare antichi lavatoi e ceppi in marmo che delimitavano i confini delle diverse proprietà.

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Un contesto storico – naturalistico – ambientale, di straordinaria opera architettonica, che stona con questa cementificazione di pessimo gusto.


Ma il bello della mia città, è che riscopro sempre, che a pochi minuti dal centro, ci si immerge in un’altra realtà, così come succede per i nostri forti genovesi.

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L'acquedotto romano


Oggi l’unico rudere rimasto dell’acquedotto romano che si può osservare, si trova in Via delle Ginestre nel quartiere di Staglieno.

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Il percorso inizia a La Presa, nella valle del comune di Bargagli, nome originario: “Schienadasino” e poi chiamata “La Presa”, perché diventò il principale luogo di captazione dell’acquedotto cittadino, attraversando i quartieri di Prato, Struppa, (dove è possibile visitare l’antichissima Abbazia romanica di San Siro, edificata nel XII secolo), Molassana, Staglieno, e la circonvallazione a monte nel quartiere di Castelletto.

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Da questo punto, il percorso dell’Acquedotto storico, si divide in due rami: quello principale, detto di Ponente o di Castelletto. In passato entrava in città nell’attuale Piazza Manin, per proseguire fino a Castelletto, per poi scenderein Via Cairoli e a Porta dei Vacca, (oggi Sottoripa), per terminare pressola Fontana del Cannone nel Molo Vecchio.

Invece il ramo secondario, detto di Levante o delle Fucine, era situato all’altezza dell’attuale corso Magenta, per poi scendere verso il convento dei Cappuccini, salita Santa Caterina, Porta Soprana, passando per il colle di Sarzano e finire alla cisterna delle Grazie presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie la Nuova.

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Agli inizi del ‘600, il magistrato delle acque, pensò di portare nuove modifiche di prolungamento dell’acquedotto da Trensasco alla frazione La Presa di Bargagli, in modo da ampliare tale struttura, per rispondere alle esigenze della città di Genova, che risultava in rapida espansione, e quindi poter raggiungere i quartieri situati più ad ovest. L’Acquedotto storico di Genova funzionò fino alla metà dell’Ottocento. Solo presso il quartiere del Molo, l’acqua giunse sino al 1951.

E’ grazie agli architetti e ingegneri come Carlo Barabino, Claudio Storace, Matteo Vinzoni, Giovanni Aicardi, Giovanni Ponzello, Andrea Vannone, Bartolomeo Bianco, Giacomo Brusco, all’abate Ximenes (per la complessa struttura del ponte sifone Geirato per il quale fu consultato persino il Vanvitelli), Nicolò Barabino e al Resasco, ideatore del ponte sifone sul Veilino a Staglieno. di cui ancora oggi, possiamo ammirare la magnificenza di questa opera architettonica.

CURIOSITA’:


I portici di Sottoripa sono stati costruiti sulle arcate dell’acquedotto storico di Genova, che in passato portava acqua alle navi, come ai palazzi situati presso piazza Corvetto, ove oggi ha sede la prefettura e l’amministrazione della città metropolitana di Genova, per poi proseguire alla porta dei Vacca, la fontana di Piazza Sarzano, le mura dell’Acquasola e Campo Pisano.


Anche sul percorso delle mura del Barbarossa, oggi è possibile ammirare una serie di bocchette, così come presso porta Soprana. Vi sono testimonianze di questa opera idraulica, in vico ai Forni di Castelletto – sopra piazza della Zecca, nel ponte che attraversa la salita di San Gerolamo (sempre nello stesso quartiere di Castelletto), e dietro al palazzo della prefettura in salita Di Negro, dove il condotto passava su ampi arconi, attraversando il convento di Santa Caterina.

Il Ponte sifone sul Geirato

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A Molassana,sul rio Geirato, è situato il ponte sifone costruito nel 1777, lungo 640 metri e sorretto da 22 arcate. Quest’opera di ingegneristica idraulica, permetteva il passaggio dell’acqua attraverso un sifone situato nella struttura del ponte stesso, in modo da permettere all’impianto di attraversare tutta la valle e per ovviare alle frequenti frane che si verificavano lungo il percorso dell’acquedotto nella valle del Geirato.


Nota bene: i ponti sifone del Geirato e del Veilino, sono aperti solo pochi giorni al mese, quindi vi consiglio di fare prima una ricerca sul web e verificare se sono percorribili.

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Il mio primo percorso: da San Gottardo verso Trensasco e Pino Sottano

Il percorso è accessibile in tantissimi punti, infatti esistono diversi itinerari, quindi è possibile scegliere dove iniziare ed interrompere la propria passeggiata.


Personalmente ho iniziato il tratto da Salita della Liggia in zona San Gottardo, una traversa di Via Piacenza, (quindi a ritroso rispetto alla partenza ufficiale dalla Valle di Bargagli verso Genova, ma mi trovavo lì e così ho preso la Salita).


Inizio la salita lastricata di pietra di Luserna e mattoni, costeggiando gli orribili palazzoni del quartiere,e giungere ad un bivio di creuze: a destra si andava verso Genova, mentre ho preso quello a sinistra, in direzione Trensasco, dovec’era la deviazione verso il Forte Diamante, che non ho fatto per proseguire sull’Acquedotto, arrivando sulla strada asfaltata di Trensasco, (non pensate che il percorso sia terminato se ad un certo punto incontrate una strada asfaltata, attraversate la strada e proseguite la vostra gita). In questo caso però, sono tornata indietro lungo la Val Bisagno, attraversando appunto la valle del rio Trensasco e giungendo verso i laghetti della Valle Cicala ed avere sulla sinistra il Forte Minore ed il Forte Diamante.


L’ambiente selvaggio si presenta con ripidi versanti boscosi di querce e alberi di castagno e di versanti assolati a macchia mediterranea con bellissimi panorami. Ho proseguito per un tratto in direzione di Genova, per poi ritornare al punto di partenza.

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Il mio secondo percorso: da Rio Torbido verso Cavassolo

Prendo la salita di Via Lucarno presso il quartiere di Struppa, in direzione Cavassolo.


Dal cimitero di San Siro, si procede per Via Aicardi, (con il bel ponte sul Rio Torbido),Via Gambodia, e si arriva alla galleria della Ruinà, fino a Cavassolo.


Ad un certo punto inizia a piovere, quindi decido tristemente di tornare indietro, sono a pochi minuti dal cemento della città, ma qui sono totalmente immersa nella natura e nel silenzio.


Poi smette e quindi decido di proseguire, attraversando il ponte che sovrasta il Rio Torbido, affiancando muretti a secco e fasce di ulivi. Torno indietro passeggiando sull’antico borgo di San Siro con la sua Abbazia romanica del XII secolo.


Ogni tanto, dal sentiero incrocio alcune creuxe che risalgono verso il bosco ed i borghi soprastanti. In prossimità del bellissimo ponte sul Rio Torbido, in uno slargo, è situato una piccola area di sosta con due tavoli con panche.

Il ponte canale sul Rio Torbido

Fu edificato nel 1623, ed è lungo oltre 100 metri e alto più di 35. Impone la sua presenza con il suo doppio ordine di arcate, le sue sette campate misurano 11 metri di diametro. E’ certamente l’opera più importante dell’acquedotto storico di Genova. Inoltre qui in passato, vi erano diversi mulini e fornaci.

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Il percorso prosegue nell’ex borgo di Via delle Brughe, e continua incrociando le creuse di Via dei Noceti e Salita Gambonia, mentre l’acquedotto corre sotterraneo nella Galleria Gambonia, e quando risale in superficie, prende il nome di Via Giovanni Aicardi.


Vi ricordo purtroppo, che il ponte-sifone è normalmente chiuso al transito, e per accedervi occorre rivolgersi ad un’associazione locale. Difatti nonostante fosse il giorno prima di ferragosto, era chiuso.


Percorrendo lungo il sentiero del bosco che costeggia la valle del Geirato, ho incontrato un cancello con la scritta “Chi apre chiuda“, e tante fatte di lepre… ho visto che era situato anche un cartello di un’azienda agricola.


Sono immersa nel bosco a pochi minuti dalla città, sembra incredibile, soprattutto per me, che ho vissuto gli ultimi anni proprio in mezzo al bosco e alla fauna selvatica, essere in città e sentire l’odore della natura, per me è pura gioia.


Noterete lungo il fianco del sentiero, che in alcuni tratti vi sono delle aperture, si tratta del Canale del Ronco, ossia una briglia idraulica che un tempo portava l’acqua in direzione di Molassana.

Mentre cammino, osservo le tracce degli animali, le fatte (escrementi), e assorta nel mio mondo naturale, ad un certo punto, mi sento toccare sulla testa. Alzo il viso, e vedo una vipera che sale su un ramo… Per fortuna avevo il cappellino. Cosa che metto sempre durante i miei trekking…


Non è la prima volta, chi fa escursionismo sa che esistono altre vite, soprattutto nel loto habitat naturale… infatti, verso il crepuscolo, ad un certo punto dico: ‘cinghiali!’. Avevo visto le tracce e sentito l’odore. A pochi metri c’era un cinghiale di 4-5 mesi (sapete che sono una quasi esperta di cinghiali…), ma la persona che era con me si agita (mentre per me è del tutto normale… insomma ho dormito con gli orsi, ho camminato con gli sciacalli…), e ad un certo punto da dietro la fitta vegetazione, sbuca la mamma. Mai in anni e anni di passeggiate con i cinghiali, un ungulato ha fatto il verso di caricare. Io sono rimasta serena e tranquilla, ho calmato la persona che era con me (ecco anche uno dei motivi per cui amo fare trekking da sola…), e la mamma cinghiale è rimasta li ferma. Il mio atteggiamento non l’ha spaventata.


Il fatto è che siamo dovuti poi tornare indietro. Spesso ho incontrato cinghiali, e li ho serenamente superati, anzi, ho diversi video dove i piccoli mi saltano addosso con le mamme vicino. Peccato.

saba wesser lowa

Qui accanto il modello Ferrox MID GTX by #lowa

lowa

Alla fine, tornando indietro, incontro un signore che era con il suo cane senza guinzaglio (mai lasciare i cani liberi!! nemmeno nella natura! E’ per la loro sicurezza! I boschi sono abitati dalla fauna selvatica: si possono incontrare cinghiali, volpi, tassi, caprioli, lepri, lupi, ed il cane sciolto potrebbe anche inseguirli. Potrebbe ferirsi, cadere in un dirupo o essere attaccato! Comunque il signore recupera il suo cane e nel frattempo mi dice che era appena passato un capriolo! Spettacolo!

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